Citiamo nel titolo una frase di Raffaele Crocco, è una frase forte, diretta, che chiama in causa ciascuno di noi… ma diciamo di più (citando Lucio Caracciolo): se ci rassegniamo alla guerra, rischiamo di finirci dentro senza accorgercene.

Ma c’è chi alla guerra non vuole proprio rassegnarsi!

Per la prima volta, un gruppo di associazioni – AssoPacePalestina, A Buon Diritto, Attac Italia, Arci, Acli, Pax Christi, Un Ponte Per – ed una cittadina Palestinese, Hala Abulebdeh, la cui famiglia è morta nella Striscia di Gaza, sotto i bombardamenti dell’Idf, hanno depositato un ricorso presso il Tribunale civile di Roma, per chiedere di accertare che i contratti di vendita di armi ad Israele sono in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione Italiana, con la Legge n. 185 del 1990 e con le norme di diritto internazionale (in particolare con il Trattato sul commercio delle armi dell’Onu).

Se il Tribunale civile di Roma accoglierà il ricorso, verranno annullati tutti i contratti attuali di fornitura di armi, e Leonardo e lo Stato italiano non potranno più vendere armi e tecnologie militari a Israele, in particolare quelle ad oggi utilizzate nelle operazioni di terra e di cielo condotte contro la popolazione palestinese, contrarie al diritto internazionale.

Questa iniziativa rappresenta una delle prime azioni legali lanciate dalla società civile contro una multinazionale ed un Paese membro dell’UE, chiamati ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla comunità nazionale ed internazionale. È un’azione forte, coraggiosa, per riaffermata la giustizia, per ribadire che il diritto non può valere “fino a un certo punto”.

È la scelta di chi non vuole rimanere inerte, di chi ha deciso di non voler rimpiangere, in futuro, la propria connivenza.

Di seguito alcuni link per approfondire:

https://ilmanifesto.it/associazioni-in-tribunale-contro-leonardo-stop-alle-armi-a-israele

https://altreconomia.it/la-vendita-di-materiale-darmamento-di-leonardo-a-israele-finisce-in-tribunale/

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